Sia che si tratti dell’espressione più futuristica, come quella rappresentata, per esempio, da De Bethune, Ladoire, MB&F, Richard Mille e Urwerk (nella prima foto, scattata nel loro atelier ginevrino, ho allacciato al polso il celeberrimo King Cobra), sia che si tratti di quella più tradizionalista, magari di A. Lange & S?hne, Audemars Piguet, Breguet, Glashütte Original, Patek Philippe o del maestro Michel Parmigiani (nell’altra foto, a Fleurier, indosso un cronografo della collezione Kalpa), il filo conduttore resta l’emozione.
Detto questo, sono lieto di assumere l’incarico di direttore responsabile di Orologi di Classe soprattutto perché è una “roba seria”, nel senso che è un organo di informazione puntuale e preciso, completamente gratuito e totalmente indipendente – nel più puro e “antico” spirito di Internet – su tutto ciò che riguarda il “tempo meccanico”, con un database, anch’esso gratuito (di questi tempi vale la pena sottolinearlo ancora) e continuamente aggiornato di oltre 5.600 modelli, con foto e caratteristiche, e contatti “worldwide” davvero importanti e qualificati, come con Watchuseek, uno dei portali, con relativi forum, più frequentati al mondo, e con Jake’s Rolex World, la “bibbia” per gli appassionati della celeberrima casa coronata ginevrina.
Non ultimo, è molto stimolante la possibilità che concede questo mezzo di poter dialogare tra noi in maniera diretta, immediata, con il portale che proporrà presto soluzioni tecnologiche sempre più innovative. Inoltre, nello spazio di qualche settimana, potrete leggere i preziosi contributi di diversi nuovi collaboratori, nomi noti nel mondo dell’orologeria italiana.
Allora veniamo al dunque, perché questo nome: “Orologi di Classe”? Semplice, perché la “classe” non è “status symbol”, ma è espressione di eccellenza. Come nello sport, quando per constatare il valore di un talento si dice: “Quel giocatore ha classe”. Come nella vita di tutti i giorni, quando s’incontra un essere umano affascinante, che occupa con naturalezza, intelligenza e ironia il suo spazio, e si sussurra, con un sorriso lieve: “… che classe”.
Ecco, qui, scriviamo di orologi fatti così.
La rubrica “Malati di polso” torna lunedì 28.
Michele Mengoli
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